Storia e Tradizione

Il ristorante Iapalucci è gestito dai soli proprietari dal “1965”.

Più di 50 anni fa, la signora Maria, ebbe l’idea di sfruttare la ‘viandaza’ di forestieri lungo la sua strada nativa per aprire un piccolissimo negozio di alimentari dove vendere la pasta sfusa ed altri beni primari. Il metodo di pagamento principale, da parte dei contadini del luogo, consisteva nel baratto con uova o altri prodotti. Quando il paniere di uova si riempiva, le usava per fare della pasta fresca e qualche ciambella.

Pian piano, Maria trasformò il negozietto in un bar o meglio chiamarlo trattoria, dove cucinava la sua pasta fatta in casa ai venditori di bestiame che andavano per fiere e facevano un gran casino. Gente di passaggio che portava polli appesi o prosciutti e che aveva una gran voglia di cibo diverso …
La carne che cucinava era allevata dalla sua famiglia con la quale serviva un buon vino proveniente dai vigneti locali.

In tutto questo scenario, la signora Maria aveva solo 18 anni, ma una grande forza di volontà per far funzionare la sua bottega.
Se la limitazione nell’approvvigionarsi di altre materie prime poteva sembrare un grosso limite alla sua attività, in realtà fu (e lo è tutt’ora), la sua fortuna più grande.
Iniziò, quindi, ad organizzare anche pranzi e cene per banchetti organizzati. Serviva queste semplici, ma gustosissime, pietanze:
– trippa di vitello alla pizzaiola, con contorno di cipolla, peperoni e pomodori
– pizza e minestra
– baccalà
– piede di maiale e muso di vitello
– taccozze e fagioli (tipici della cucina molisana)
– cavatelli con sorpresa (salsiccia o tracchiulelle di maiale)
I cavatelli sono, ancora ad oggi, il cavallo di battaglia della cucina: venivano ‘cavati’ a mano allora ed anche ora…

Era solito organizzare prima che una coppia si sposasse, fino a pochi anni fa, la “festa dei panni” a casa della sposa. In pratica si trattava della richiesta ufficiale della mano, dove la giovane promessa ne approfittava per esporre tutto il suo corredo ai parenti. Grande feste insomma, dove lo staff della signora Maria, era chiamato in causa per allietare questo ricevimento con del gustoso cibo. Di norma veniva cucinato il soffritto di vitello: polmone, fegato, cuore e carne a pezzetti piccoli con pomodori. Tutto questo ben di dio, era semplicemente un antipasto. Poi venivano servite le lasagne oppure i cannelli, all’epoca considerati come un piatto di lusso. Successivamente, veniva preparata la braciola di vitello con nel mezzo uova o frittata al sugo. Oppure il classico arrosto di agnello con patate. Non mancavano gli avvoltini e magari anche un polletto interno con pomodori e funghi. Il tutto veniva aromatizzato dal profumo di pane caserecchio appena sfornato.
Come dolce veniva preparata la classica torta margherita a forma di cuore e rigorosamente in pan di spagna.

Nonostante sia trascorso del tempo, oggi la signora Maria cucina ancora con gli stessi occhi, occhi attenti alla sostenibilità, alla salute e alla sicurezza alimentare.